
Michelotto, una vita tra le quattro ruote e un futuro possibile nella Lamborghini
Roberto Turetta
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Da Ronchi di Campanile alle piste più prestigiose del Granturismo alla guida della Lamborghini. Mattia Michelotto, classe 2003 da sempre residente nella frazione di Villafranca Padovana, si può dire letteralmente cresciuto con i motori, da quando il babbo – pure appassionato - lo collocava al volante dei mini go kart. Fino alla crescita ininterrotta che lo ha portato a vincere premi nazionali di categoria e a fare sempre più delle corse una vera e propria professione.
«Avrò avuto due anni e mezzo quando mio padre mi fece sedere su un go kart: quel che poco che ricordo è che fu amore a prima vista – spiega Michelotto -. A sei anni cominciai le prime gare, a 13 il primo salto di categoria nel Wskarting, dove si gareggia con go kart più veloci e più grandi. E la vittoria nazionale nella categoria 60 mini, per poi passare alla 125».
Una crescita che non l’ha visto optare per le monoposto, quelle il cui vertice è la Formula 1, bensì per le cosiddette ruote coperte dove cioè il pilota è all’interno di una cabina e in compagnia di un altro pilota. Tanto da approdare in Lamborghini, sia per le corse monomarca (dove gareggiano altre Lamborghini) che con altri team. «Occorrono molti soldi per avviare una carriere nelle monoposto e io non li avevo. Così, dopo l’esperienza in Formula 4, ho fatto una scelta diversa». Comunque foriera di buoni risultati. «Nel 2019 è arrivata la vittoria nel campionato europeo Granturismo. L’anno successivo sono passato alla Ferrari, per un’altra vittoria continentale, fino a tornare alla Lamborghini nel 2021 per cui sono in forza tuttora».
Per quest’anno punta a un altro titolo, il Super Trofeo Europa monomarca, con l’obiettivo di proiettarsi nel World Championship con i vincitori degli altri titoli continentali. Le premesse sembrano positive, visto che a Spa in Belgio ha ottenuto una bella vittoria assieme al compagno di squadra Gilles Stadsbader, la seconda della stagione.
Intanto, Michelotto continua ad allenarsi e fare prove, come nell’ultimo fine settimana a Nürburgring. «Non sono veicoli semplice da maneggiare – precisa -. Pesano oltre 1300 chilogrammi e possono viaggiare tranquillamente a 300 chilometri all’ora: occorre tanta preparazione alle spalle sia fisica che mentale, io stesso faccio palestra almeno tre volte alla settimana. A dire il vero non mi spaventa la velocità, visto che sono abituato fin da piccolo a salire su questi mezzi. Semmai a volte mi capita un po’ di tensione prima delle gare, motivo per cui studio attentamente i miei avversari. Ma al momento della partenza resto abbastanza tranquillo. Devo dire che la mia famiglia mi ha sempre sostenuto moltissimo, anche questo è importante».
Al di là dei titoli, il 20enne punta ad altri traguardi. «Ho già la qualifica di istruttore, mi piacerebbe diventare Pilota Factory Lamborghini». Vorrebbe dire diventare ambasciatore del marchio e contribuire allo sviluppo delle vettura sia da corsa che da strada.
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