
Checco Camposampiero Rugby, un nuovo campo in via Corso
Roberto Turetta
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Checco Camposampiero Rugby ha finalmente un proprio campo per le partite ufficiali. Si trova in via in via Corso ed era il principale tassello mancante di un percorso societario e sportivo partito nel 2007. Lo hanno reso possibile i finanziamenti dell’amministrazione comunale, 520mila euro di cui 75mila di contributo regionale. Inaugurato il 29 gennaio alla presenza delle autorità comunali e sportive, viene utilizzato comunque dallo scorso autunno. Ora si aspetta la realizzazione degli spogliatoi, stimata in circa un anno, mentre continuerà l’utilizzo in convenzione degli impianti della società calcistica United CampetraBorgoricco.

"Nel frattempo faremo uso degli spogliatoi e i calciatori avranno a disposizione il nostro campo per gli allenamenti –spiega Antonio Cavallin, presidente e fondatore di Checco Camposampiero-. Per quel che riguarda le giovanili, resteranno a disposizione le strutture vicino al patronato. Tutto questo è possibile perché siamo in ottimi rapporti con i vertici del Campetra e con il Comune e le parrocchie. Io stesso provengo dal mondo del calcio e non sapevo nulla della palla ovale. Poi ho portato mio figlio alle sedute di minirugby nella vicina Piazzola sul Brenta: gli piacque molto e volli approfondire pure io». Da là è partito tutto. «Scrissi alla federrugby se era possibile avviare attività di minirugby pure nel Camposampierese, dove mancavano realtà di questo tipo. Con l’ok e qualche indicazione abbiamo costruito questa società, dedicata al mio secondogenito prematuramente scomparso».
Nel tempo la società è cresciuta. «Grazie alla collaborazione con il mondo sportivo locale, al supporto delle storiche Petrarca e Valsugana nonché a un’incessante promozione nelle scuole, soprattutto alle superiori, i numeri sono aumentati in forma costante: siamo attualmente 250 e copriamo tutte le giovanili, ma eravamo addirittura di più prima del Covid. Ci manca soprattutto la fascia dai 15 ai 18 anni, quella che ha sofferto di più a livello psicologico per la pandemia».
Tra i desiderata c’è pure la creazione di una serie di compagini femminili. «Si fa fatica a tesserarle, la palla ovale viene vista ancora come una disciplina per maschi. Ma i tempi stanno cambiando, grazie anche all’attività nelle scuole: gli sport di contatto interessano sempre di più le ragazze». Se non altro non c’è problema fino all’under 13, dove bambini e bambine giocano insieme. Qualche attesa, c’è infine per la prima squadra che milita in serie C forte di 34 atleti dai 18 ai 40 anni. «Al momento sono secondi in classifica. Militano però in un torneo molto equilibrato, in cui tutto può succedere».
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