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Sara Zuppa: dai titoli provinciali alla vittoria nel Campionato del mondo nel 2003

11 Febbraio 2023 - 13:18
Giancarlo Noviello
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Giancarlo Noviello

Ascoltando Sara Zuppa, 36 anni di Battaglia Terme, non si può rimanere indifferenti al suo approccio verso il karate. Dalle sue parole, dal suo stesso modo semplice e al tempo stesso profondo di rivolgersi ai suoi allievi, risulta subito evidente che per lei, praticare e insegnare questa disciplina sportiva è prima di tutto una filosofia capace di influenzare ogni aspetto della sua vita. 

Riflessiva, ma sicuramente determinata, quando Sara parla del karate sembra immergersi in un mondo interiore profondo, nel quale ogni racconto è prima di tutto una sensazione; dove ogni esperienza appartiene alla sfera dei sentimenti, prima ancora a quella del quotidiano. 

“Mi sono avvicinata a questa disciplina quando frequentavo la terza elementare, dopo aver provato, senza grandi risultati diversi sport; si è trattato di amore a prima vista! – racconta con emozione Sara -  Così, finalmente, ho trovato la mia strada e una seconda famiglia in un contesto ambientale particolarmente gratificante. Uno sport che gradualmente è diventato il mio principale alleato nelle situazioni difficili. Ringrazierò sempre i maestri Maurizio Chinello e Paolo Sbettega, che per certi versi considero i miei “secondi papà”, per avermi trasmesso la passione e i valori etico-morali di questa meravigliosa disciplina. Persone umili, umane e professionalmente molto preparate, che hanno sempre promosso la crescita individuale di ogni singolo atleta. 

Facciamo un passo indietro, dal punto di vista agonistico ha conquistato qualche risultato di rilievo? 

La prima gara l’ho affrontata nel ’97, ero cintura bianca; arrivai terza e quel risultato mi diede una forza d’animo incredibile. Ritornai a casa con le lacrime agli occhi, perché avevo assunto la consapevolezza di avere dato il massimo e avevo ottenuto un grande risultato. A quella prima gara ne sono seguite tantissime altre: provinciali, regionali, interregionali e nazionali, fino ad arrivare all’8 dicembre 2003, anno in cui partecipai e vinsi il mio primo Campionato del mondo. 

Ogni gara è stata come fosse sempre la “prima”; per questo ai miei allievi consiglio sempre di affrontare almeno una competizione all’anno, non per il risultato finale, certo un podio fa sempre piacere, ma per l’esperienza che questi contesti offrono: è una sfida con se stessi, per imparare a dominare le proprie emozioni, a trovare la concentrazione in un momento di stress, sono tutte cose che serviranno ai giovani atleti per affrontare la vita di tutti i giorni con i suoi piccoli e grandi problemi.

Lei, oltre che direttore tecnico è presidente dell’Asd Sakura Dojo – Karate Battaglia Terme. Quando è stata fondata e come è composto lo staff?

Sakura Dojo è nata il 10 maggio 2018 dalla volontà di un gruppo affiatato di amici karateka con decenni di esperienza e come evoluzione della precedente associazione di karate di Battaglia Terme.

Il nome, "sakura" (fiore di ciliegio nella lingua giapponese), richiama nella sua simbologia l'intera filosofia nipponica legata alla cultura della pazienza, del rispetto della natura e della pace interiore, amalgamandosi perfettamente con la disciplina del karate, la quale prevede rispetto per se stessi e per il proprio avversario.

L'associazione sportiva è affiliata allo CSEN (ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI) e alla F.E.K.D.A. (federazione europea karate discipline associate). Ci alleniamo nel palazzetto dello sport di Battaglia Terme il lunedì e il venerdì dalle 19 alle 21.

Lo staff tecnico è composto da sei cinture nere, tutti allenatori qualificati, tre di loro sono anche arbitri federali. Persone magnifiche in cui ripongo la mia fiducia incondizionata che mettono a disposizione degli allievi il proprio bagaglio di esperienze.

Crediamo tutti fortemente della validità nella pratica del karate, come disciplina che contribuisce ad allenare mente e corpo, perché lo sviluppo interiore e l'allenamento del fisico sono le due facce della stessa medaglia.

Infine c’è la soddisfazione nel poter trasmettere la propria passione sportiva a bambini, ragazzi e adulti, vederla prima germogliare e poi fiorire in loro non ha prezzo!

Come si sviluppano gli allenamenti?

Nella nostra scuola proponiamo un ampio programma di lavoro, collaboriamo con diverse scuole di Arti Marziali in altri Paesi e regioni perché riteniamo che sia importante avere una visione a 360 gradi e far vivere all’allievo un ventaglio di esperienze.

Gli allenamenti si suddividono in base all’età degli atleti; la lezione inizia con il riscaldamento composto da esercizi di coordinazione motoria e finalizzati alla preparazione atletica delle varie fasce muscolari. Si prosegue con la lezione vera e propria in base al fondamentale da studiare: kumite (combattimento), Kata (forme), Ju-Jitsu (tecniche di proiezione) e Kobudo (studio delle armi giapponesi). Si termina poi con esercizi di defaticamento e stretching.

Ci sono atleti nella vostra associazione che potrebbero emergere nelle competizioni?

Gli atleti vanno considerati tutti sullo stesso piano, intendo che dedichiamo il nostro tempo ed impegno a tutti indistintamente. Ogni singolo individuo ha le sue attitudini, c’è chi per natura raggiunge con meno sforzo dei risultati e chi si deve applicare di più, ma tutti possono raggiungere buoni risultati con l’impegno. In qualche atleta sì, riconosco delle doti che potrebbero portarli ad emergere ma è sempre un percorso personale, non va forzato, bisogna attendere con pazienza che questo emerga e coincida con il loro desiderio di crescita. 

Noi, come Sakura Dojo, abbiamo fatrtro una scelta importante, quella di mettere ogni atleta nelle condizioni di sentirsi a proprio agio, offrendo un percorso educativo propedeutico. Per questo ci impegniamo perché tutti siano seguiti al meglio. Purtroppo ci sono giovanissimi atleti che arrivano con forti difficoltà di coordinazione motoria, questo richiede un extra impegno sia per loro che per noi perché dobbiamo prima lavorare su queste lacune per consentire loro di praticare serenamente. 

Si può scoprire il vero talento in questa disciplina?

L’atleta di talento è attirato senza alcun dubbio dal percorso agonistico, perché vuole costantemente migliorarsi e la competizione è un modo per trovare delle conferme. Ma anche se non c’è il talento, tutto si impara ed il duro lavoro ripaga sempre. 

Inoltre l’agonismo non è per tutti e non si deve guardare solamente questo aspetto. Il suggerimento è quello di mettersi alla prova, mantenere la concentrazione e cercare di gestire nel migliore dei modi le emozioni indipendentemente dal risultato. 

Cosa consiglierebbe ai giovani che si avvicinano al karate?

Di provare intanto, perché il karate può offrire enormi soddisfazioni. Ci vorrà tanta costanza, i risultati non si vedranno nell’immediato ma nel tempo perché ci sono movimenti e coordinazioni che il corpo e la mente devono assimilare, ma credo sia superfluo dire che questo vale per qualsiasi attività: dallo sport, alla musica o all’arte. Le soddisfazioni arrivano da sé quando si iniziano a vedere i risultati frutto del proprio lavoro. Il karate è uno sport che possiamo definire individuale, ma l’allenamento si fa in gruppo perché questo consente di confrontarsi e affinare le tecniche di base. 

Per eccellere e soprattutto insegnare, è fondamentale la formazione. Lei cosa ne pensa?

Per praticare le Arti Marziali sono necessarie pazienza e perseveranza, il karate oltre a trasmettere autodisciplina, insegna a non mollare mai. 

Personalmente ritengo che un Maestro debba tenersi continuamente aggiornato, non temere di mettersi in discussione e confrontarsi con altre realtà del settore. Il segreto è quello di rimanere un po’ allievi dentro, perché c’è sempre da imparare, non bisogna mai sentirsi arrivati per il colore della cintura che si veste o per gli anni di pratica. L’impegno, la dedizione, la curiosità e la voglia di migliorarsi sono l’esempio che tutti noi dello staff vogliamo dare a chi frequenta la Sakura Dojo. 

Per iniziare che abilità sono richieste? 

Le rispondo con un detto giapponese: “fino a 60 anni puoi iniziare qualsiasi cosa, fino a 90 anni puoi migliorare”. Si pratica per se stessi per una crescita personale e non per dimostrare agli altri qualcosa, per cui le porte sono aperte sia ai giovanissimi (da un minimo di 6 anni) ma anche ai meno giovani con la voglia di provare una nuova esperienza, e, chissà, magari si scopre una passione che sboccia in un Sakura.

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