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Sofia Stefan, rugbista dentro e fuori dal campo per il successo delle Valsugirls

06 Febbraio 2023 - 10:36
Roberto Turetta
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Roberto Turetta

Quattro scudetti in bacheca e uno che potrebbe arrivare molto presto, vista la progressione arrembante nel massimo campionato. La prima squadra femminile del Valsugana rugby, per tutti le Valsugirls, fa vedere numeri molto importanti anche quest’anno. E riassume il proprio temperamento e passione nella personalità della capitana classe ’92 Sofia Stefan. 

“Era il 2010, non ero ancora maggiorenne e vennero dei dirigenti del Valsugana a promuovere il gioco con la palla ovale nella mia scuola –spiega Stefan -. In quel periodo stavano allestendo una nuova squadra femminile. Dopo qualche prova mi appassionai subito: dopo aver fatto atletica per tanti anni, volevo fare uno sport di squadra; il calcio non mi dava le stesse emozioni e mi sono lanciata subito”. Una carriera interna interrotta solo in parte dall’università. “Ho fatto la triennale di Scienze motorie a Rennes, in Francia, dove però ho avuto modo di giocare a rugby nella squadra locale Stade Rennais”. Una preparazione tout court per una vita dedicata interamente allo sport. 

Quindi il ritorno in Italia nella compagine dove ha cominciato l’avventura rugbistica, la stessa che nel 2014 avviò il ciclo dei tre scudetti consecutivi. Sempre allenata da Nicola Pezzati, ex del Petrarca.

“Nel tempo siamo molto cresciute come numeri - continua Stefan - come pure è cresciuta la Federazione. La serie di vittorie ha attirato altre ragazze del posto, abbiamo costituito un importante settore giovanile: dopo le under 13 che si allenano e giocano assieme ai maschi, sono state nate le under 15 e under 17. Mentre quest’anno le under 19 fanno da seconda squadra in Serie A, a supporto nostro che militiamo in Eccellenza”.

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Un gruppo di eccellenti nell’Eccellenza, visto che finora le ha vinte tutte e con risultati piuttosto netti. Pronta a bissare la vittoria del 2022. “Da una parte dà soddisfazione. Dall’altra un po’ dispiace, perché implica una ridotta competitività del girone: poche partite sono state davvero combattute, contro il Colorno e il Villorba, ma per il resto ci siamo imposte con risultati molto netti. Noi del resto siamo anche il serbatoio della nazionale femminile, sulla trentina di atlete almeno dieci sono tesserate alla Valsugana”. Stefan gioca sempre come mediana di mischia. Insieme hanno disputato il torneo internazionale nei mesi scorsi in Nuova Zelanda, difendendo i colori azzurri. 

L’auspicio della capitana è che il sistema rugbistico femminile cresca sempre più. “Sono stati fatti molti passi avanti a livello internazionale, in Inghilterra e in Francia trasmettono spesso le gare delle rispettive rappresentative femminili. Spero che avvenga lo stesso per l’Italia. Io del resto ci ho impostato la carriera, perché come lavoro faccio la preparatrice atletica per la palla ovale, anche per le squadre maschili”. Senza dimenticare la differenza tra le due versioni. “Trattandosi di una disciplina molto fisica e avendo le donne mediamente meno forza muscolare degli uomini, cerchiamo meno il contatto e più l’approccio strategico, ragionato”. Per il resto i benefici sono gli stessi. “Mi ha aiutato a pensare non più come individuo ma come membro di un collettivo”.

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