
Il Presidente del Coni Veneto Ponchio "La crisi energetica sta colpendo lo sport"
Giancarlo Noviello
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Un forte grido di dolore arriva dal mondo dello sport a causa della crisi energetica che si è abbattuta su tutti gli impianti sportivi d’Italia e nel Veneto in particolare.
In un'intervista esclusiva il presidente del Coni Veneto Dino Ponchio fotografa il grave e difficile momento che sta vivendo chi gestisce e opera in qualsiasi impianto sportivo, con il costo del gas aumentato del 96% e il riscaldamento nella stagione invernale che toccherà il 100%.
Le società hanno un ruolo sociale, offrono ai bambini e alle famiglie luoghi di aggregazione ed educazione – spiega il numero uno del Coni regionale -. Lo sport contribuisce a ridurre la spesa pubblica in materia di sanità e sicurezza, favorendo la socializzazione, ma se i maggiori rincari dei costi dell’energia graveranno sui nostri centri, la chiusura di questi luoghi comportà un doppio colpo negativo sul bilancio statale. Se il problema dell’esplosione dei costi energetici è più rilevante per gli impianti natatori, è altrettanto vero che, se parliamo di percentuali di balzo in avanti dei costi di gestione per la parte energetica, il problema è uguale per tutti.
Giustamente la Federazione nuoto, gli organismi di rappresentanza degli impianti natatori, gli imprenditori del settore, stanno cercando, con tutta la loro forza, di sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, le Istituzioni, sul drammatico momento che stanno vivendo.
Presidente, il Coni come sta affrontando questa delicata situazione ?
Il Coni, dal punto di vista istituzionale, rappresenta tutti e ogni attività sportiva organizzata, e desidera far emergere come si stia rischiando di far saltare il “sistema sport” in Italia e nel Veneto in particolare. Anche i “campetti” e i piccoli impianti del territorio, stanno subendo gli stessi rincari di tutti gli altri, e se piscine, palestre, palazzetti vedono alzarsi le “bollette” di luce e gas di molti zeri, anche loro devono affrontare una moltiplicazione per sette-otto volte di questi costi.
Il Coni Veneto chiede che lo sport sia aiutato e non lo chiede più solo alla Regione e agli Enti Locali, che lo hanno fatto durante la prima “pandemia”, ma anche al Governo. Lo sport vuole essere aiutato così come gli altri comparti produttivi del paese.
Se è giusto aiutare l’industria, il commercio, l’artigianato, la scuola e la sanità, anche lo sport ha bisogno di essere sostenuto a livello economico, perché come dimostrano le ultime stime, lo sport produce oltre il 3% del PIL, lo stesso 3% di aiuti che devono arrivare allo sport. Il tutto senza tenere in considerazione che la pratica sportiva va ben oltre il solo e mero controvalore economico.
Se tutta l’opinione pubblica e le Istituzioni in particolare, riconoscono che fare sport, specie a livello giovanile, fa bene, ecco che lo sport ha “diritto” di essere aiutato, altrimenti si rischia che fare sport ridiventi, come cinquant’anni fa, una possibilità per pochi. Sarebbe un disastro.
Siamo convinti e speriamo che il nuovo Governo recepisca, e riponiamo la massima fiducia del neo Ministro dello sport Andrea Abodi, questo grido di dolore che sale dal “popolo” dello sport del Veneto. Rincari cosi elevati non sono più sostenibili. Chiediamo interventi mirati del Governo per non portare alla chiusura il mondo della promozione sportiva e sociale di base.
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