
Volteggio equestre, bronzo mondiale per Rebecca Greggio e Davide Zanella
Roberto Turetta
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Dall’amore per i cavalli alle acrobazie su di essi il passo può essere breve, anche se di certo non semplice. Lo hanno compiuto due giovani padovani, Rebecca Greggio di 22 anni di Rubano e Davide Zanella di 24 di Vigonza. Insieme (ma bisognerebbe aggiungere tutto lo staff) hanno portato all’Italia uno storico bronzo ai mondiali World Equestrian Games (Weg) che si sono tenuti a Herning in Danimarca dal 6 al 14 agosto, nella specialità del volteggio a coppie. Il tutto in pochi mesi di pratica congiunta ma di forte affiatamento, maturato nelle strutture dell’associazione “I prati” di cui fanno parte.

«E’ stata un’emozione enorme -spiega Rebecca, ancora ebbra del risultato-. Le due manche, la grande preparazione a monte, l’intesa con la mia squadra. Poi la premiazione, per certi versi inaspettata perché tutto si gioca su pochissimi margini di errore e con giurie che guardano molto al curriculum del team. E’ stata davvero una grande soddisfazione».
Tutto viene però da distante. «Da piccola provai tanti sport, anche se nessuno mi prendeva particolarmente. Finché la mamma di un’amica mi fece conoscere gli sport equestri, anche per farmi uscire da un periodo fortemente negativo a scuola. Da lì è stato amore a prima vista con i cavalli. Tra le varie discipline equestri, ho scelto il volteggio perché era quella più sfidante: occorrono una preparazione fisica e mentale eccezionali, anche perché c’è il rischio di farsi parecchio male proiettandosi fino a tre metri da terra. Il resto l’hanno fatto la costanza che mi impongo di avere e l’ottima intesa raggiunta con Davide, nonostante lavoriamo assieme da appena un anno. Devo aggiungere che non sempre è stato facile conciliare questo impegno con la scuola, seppure adesso mi stia per laureare».
Parole in parte riprese dal compagno Davide. «Questa disciplina è un’arte e attraverso di essa potevo dar sfogo a più passioni. Ho iniziato a praticare sport equestri 14 anni fa. Finché ho scoperto il volteggio: un po’ perché era la specialità che più si avvicinava alla ginnastica da me amata, un po’ perché era più sostenibile economicamente dalla mia famiglia, l’ho portata avanti fino a oggi».
Un impegno non da poco. «Ci dedico mediamente 3-4 ore al giorno, non è possibile distrarsi troppo. Da un anno lavoro con Rebecca, sul cavallo l’intesa è perfetta anche perché lei è perfezionista come me». Una volta sceso dal cavallo, è un (ex) studente universitario che pensa ad alternative per il proprio futuro. «Mi sono appena laureato in filosofia. Il mondo degli sport equestri mi piace molto, ma non so se mi darà un futuro lavorativo. Finora mi sono proposto più volte come istruttore, ho gestito anche alcuni stage. Ma sono discipline di nicchia e la stessa federazione non mi ha dato molto supporto. E di mezzo si era messo pure il Covid».
Sport di nicchia quelli equestri, appunto. E, al loro interno, la specialità del volteggio è una nicchia nella nicchia. E’ costituita da una serie di figure e acrobazie in coppia, maschio e femmine. Un po’ come fare ginnastica artistica su un cavallo. Che dev’essere particolarmente robusto e scelto accuratamente per il suo carattere.
«Ci sono pochissimi centri in Italia dove praticarlo -piega Claudia Petersohn, origini tedesche e statunitensi, fondatrice de “I prati”-. Ho pensato di portarlo qui a Vigonza, dove abito, io che ho a che fare i cavalli da quando avevo 4 anni. Il bello è che è molto impegnativo, ma decisamente meno costoso di altre specialità: non occorre avere un proprio cavallo con tutte le relative spese per l’alimentazione, l’addestramento, il maniscalco e il trasporto. Certo, bisogna esercitarsi di continuo e sviluppare una grandissima intesa anche con lo stesso animale». Tancredi è quello con cui hanno gareggiato Rebecca e Davide.
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