
“Rugby. Rovigo, la città in mischia”, ad ottobre una mostra a Palazzo Roncale
Monia Pasqualetto
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Con oltre 500 società affiliate alla federazione nazionale, il rugby è uno sport in continua ascesa anche in Italia. Maggiormente diffuso al nord, con Lombardia e Veneto in cima alla lista, questa pratica sportiva di origini anglosassoni piace sempre di più sia tra gli appassionati che tra i praticanti.
Oltre a consentire un corretto sviluppo motorio e ad insegnare ai più piccini a muoversi bene e a cadere senza farsi troppo male, il rugby è di supporto a molti progetti di solidarietà sociale. Tra i vantaggi che la pratica di questo sport offre figura infatti una straordinaria capacità di favorire la socializzazione, il rispetto dell’altro, il principio che vincere è giocare bene e non portare a casa una coppa. Anche bambini o ragazzi con difficoltà di relazione trovano in campo la loro giusta dimensione, senza sentirsi esclusi, diversi o vittime di pregiudizi.
Ed è proprio questo modello di inclusività ed accoglienza ad ispirare “Rugby. Rovigo, la città in mischia”, una mostra sulla storica società Rugby Rovigo Delta, curata da Ivan Malfatto, Willy Roversi e Antonio Liviero, da un’idea di Sergio Campagnolo e con il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, visitabile a Palazzo Roncale dal 22 ottobre al 26 febbraio. Un’idea per una bella gita fuori porta che può regalare spunti interessanti non solo per gli appassionati ma anche per chi ha voglia di conoscere più da vicino questo sport.
“Le vittorie e le vicende di questa società hanno certamente appassionato il mondo del rugby, ma non c’è dubbio che esse si siano riverberate anche al di fuori di esso, influenzando positivamente la percezione di Rovigo e del Polesine a livello nazionale e anche internazionale” - afferma il presidente della Fondazione Cariparo Gilberto Muraro, - Per questo la mostra non sarà una mera celebrazione di partite e vittorie ma un’occasione per capire, e far capire, l’unicità del fenomeno del rugby in queste terre”.
E non solo. L’esposizione, che ripercorre la storia del Rugby Rovigo Delta, fondata nel 1935 e con all’attivo 13 scudetti nazionali, è senz’altro un tributo ad una delle società italiane più vittoriose ma si spinge oltre promuovendo uno sport fatto di passione, voglia di esserci e grande impegno di persone che sono tante volte partite dal nulla per creare gruppi sul territorio. Lo ricorda la stessa società polesana, nata tanti anni fa da un’iniziativa di uno studente di medicina, Davide Lanzoni, che dall’ateneo patavino portò la passione del rugby a Rovigo. Solo un improvvisato gruppo di amici all’inizio, che nel primo Campionato della Gioventù Italiana del Littorio giocò con le maglie rosso-blu dismesse dai giocatori del Bologna Calcio. Questo tramanda la leggenda popolare. L’ascesa ai vertici della classifica avvenuta negli anni successivi è storia.
Immagini: www.studioesseci.net
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