
Europei giovanili hockey in linea, un bronzo che parla anche padovano
Roberto Turetta
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Tra le rappresentative italiane che hanno partecipato agli europei giovanili di hockey in linea a Valladolid, dal 22 al 31 luglio, c’era un bel po’ di “padovanità”. Erano ben sette gli atleti e le atlete in forza alle società della provincia a disputare la competizione, dei quali la maggior parte residenti. Si tratta di: Lorenzo Campulla e Giulio Carretta della Ghosts Padova, Mattia Pietrobon del Legnaro, Andrea Pierobon, Alessandro Cavicchiolo, Maddalena Tiatto e Vittoria Sgarbossa della Cittadella.
Singolarmente hanno difeso il tricolore nelle categorie Junior femminile, Under 16 e Under 18 maschile. I migliori risultati li hanno portati a casa queste ultime due, rispettivamente un quarto posto dopo la finalina persa contro la Slovacchia e un bronzo per la vittoria contro la Finlandia. Mentre le ragazze si sono dovute arrendere alle pari età spagnole, molto agguerrite e figlie di una politica nazionale di forte investimento in questo sport.
«Nel complesso ci siamo fatti valere –spiega Marco Campulla, dirigente accompagnatore sia dei Ghosts che delle nazionali-. Seppure l’hockey in linea resti da noi uno sport di nicchia, l’Italia ha spesso conquistato il podio con qualche argento. Buona parte di questo successo proviene peraltro dalla nostra regione e dalla nostra provincia, vista la concentrazione di squadre di livello nazionale nel nostro territorio. Alla fine chi la intraprende da piccolo se ne innamora e la porta avanti per anni. Nonostante la difficoltà intrinseca, perché bisogna prima imparare a pattinare e in seguito a usare una mazza».

I risultati lusinghieri sono contrastati dalla difficile realtà generale. «Purtroppo paghiamo lo scotto di due anni di pandemia, come pure la scarsità di finanziamenti per le strutture e per le stesse attività: penso solo alle lunghe trasferte dovute alla scarsità di compagini. Inoltre nello stesso Padovano, a fronte di tre società, c’è la competizione di tante altre discipline strutturate e radicate come il calcio, il rugby e la pallavolo. Per l’hockey femminile è ancora più dura, visto il numero esiguo di tesserate a livello nazionale. Le “nostre” sono costrette a disputare i campionati senior a Vicenza o Verona».
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