
Rugby femminile: se n’è discusso a Cittadella
Giuliana Valerio
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La nazionale italiana è da diversi anni tra la sesta e la settima posizione nel ranking mondiale e il Veneto domina la disciplina, dal momento che le squadre venete si sono aggiudicate 26 sui 28 campionati italiani disputati.
Stiamo parlando del Rugby femminile, una disciplina che dal 1985 ha un suo campionato e che oggi vede impegnate 28 squadre divise in quattro gironi. Fresca vincitrice della stagione sportiva 2021-2022, il Valsugana Padova che ha battuto nella finale disputata lo scorso 28 maggio per 27 a 10 il Villorba, campione uscente. Ancora due venete.
E proprio di rugby femminile si è parlato sabato 28 maggio in una serata promossa dal Rugby Cittadella, nella città murata. Obiettivo, raccontare il Rugby declinato al femminile per promuoverlo tra le giovanissime, dando voce a una decana della disciplina, Antonia Parolin, a Maria Caponio, atleta paralimpica della nazionale di Rugby in carrozzina, a Giancarlo Merlo, Consigliere regionale della Federazione Italiana Rugby e al Presidente del Rugby Cittadella, Carlo Rizzardi.
La serata, introdotta dall’Assessore allo Sport di Cittadella Diego Galli, è stata moderata dalla giornalista Giuliana Valerio, direttore responsabile della testata sportiva online Chesport. Presente anche l’intera squadra della nazionale paralimpica di Rugby, a Cittadella per allenarsi in vista degli Europei che si svolgeranno in Norvegia a settembre.
“Le ragazze possono giocare a Rugby a 15, a 7 e ‘al tocco’ – spiega Carlo Rizzardi del Rugby Cittadella, 85 tesserati, un campo di grande livello corredato della indispensabile clubhouse per il fondamentale ‘terzo tempo’ – Fino ai 15 anni si allenano e giocano insieme ai loro coetanei maschi, poi devono passare a una squadra femminile. Questo è un problema, perché non tutte le società hanno la compagine femminile. Così accade che queste atlete vengano allenate e formate e poi debbano abbandonare la loro società per trasferirsi altrove” Lo stesso Rugby Cittadella non ha una squadra femminile, ma solo per mancanza di numeri. “La serata di oggi voleva proprio essere di stimolo per convincere bambine e ragazze ad iscriversi. Nel Veneto sono solo 400 a praticare il Rugby, ma poterebbero essere molte di più”.
Sono poche ma fortissime le atlete venete, che militano nelle squadre top del Valsugana Padova, Riviera di Mira, Villorba e Red Panther di Treviso, la squadra che ha collezionato più titoli nazionali in assoluto, ben 23. Eppure ha iniziato la sua carriera a Bologna, dove studiava, Antonia Parolin, di Fontaniva e una delle primissime giocatrici di Rugby in Italia. “Ho iniziato nel CUS Bologna – spiega – nei primi anni Ottanta, quando ancora non esisteva il Rugby femminile. Ci allenavamo con i maschi e ci intervistavano le televisioni e i giornali come se fossimo delle vere curiosità, strane ma interessanti. Il Rugby è una disciplina perfetta per le donne, costrette a lottare due volte più degli uomini per ottenere la metà. Forma il carattere e offre sicurezza in noi stesse. Ogni bambina, ogni ragazza dovrebbe provare ad entrare in un campo e a mettersi in gioco stringendo una palla ovale in mano”.
Lo sa bene Maria Caponio, 23 anni, unica componente donna della Nazionale Italiana di Wheelchair, una disciplina che ha visto lo scorso anno disputare il primo campionato in Italia in quattro tappe. “Per ottenere qualcosa bisogna lottare – ha detto – in ogni campo. Essere in una squadra, anche se piena di maschi, aiuta a sentirsi più forti, a dare il massimo, a convivere con i propri limiti, qualsiasi essi siano”.
Un quadro della situazione, in particolare nel settore giovanile, lo ha fornito Giancarlo Merlo, Consigliere Regionale della Federazione Italiana Rugby. “Con le restrizioni dovute al Covid abbiamo perso il 30% dei ragazzi – ha spiegato – ma stiamo registrando anche segnali positivi, come l’aumento importante dei bimbi che praticano il Minirugby. La Federazione sta lavorando per promuovere questa disciplina tra i più giovani, senza trascurare la sua funzione inclusiva, con il Wheelchair e le squadre create nelle carceri. Siamo consapevoli delle difficoltà che stanno vivendo le società sportive, che invitiamo a rivolgersi a noi. Stiamo cercando di creare tornei, eventi e collaborazioni che mettano in rete diverse società, in particolare quando si parla del settore femminile. La Federazione, ha inoltre stanziato 350 mila euro per permettere agli atleti di avere contratti che coprano le loro spese, considerato che, come per molti altri sport, nel Rugby non esiste il professionismo nei maschi, né tantomeno nelle femmine”.
Infine, una proposta da parte del presidente del Rugby Cittadella all’Assessore Galli: la realizzazione della Casa del Rugby in carrozzina a Cittadella, città dove la Nazionale sembra proprio sentirsi …a casa.

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