Mai sottovalutare l'importanza delle scarpe per la corsa, la marcia o il trail

24 Settembre 2021 - 00:00
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Ne parliamo con Mauro Paluello, titolare del negozio RunTech-Running Innovation, che da decenni percorre strade e sterrate misurandosi con le lunghe distanze, maratone ma anche ultramaratone come la 100 chilometri del Passatore. E che le scarpe tecniche le conosce bene.

Davvero ci vuole così tanto tempo per scegliere la scarpa giusta?

Certamente, perché ogni piede ha la sua scarpa, ma la scelta dipende anche dall’uso e dagli obiettivi che ci si pongono. Quando consiglio una scarpa faccio una vera e propria intervista: a cosa servirà (corsa, marcia, sterrato), qual è l’obiettivo (agonismo, allenamento, benessere), qual è il peso della persona che la indosserà, la sua velocità e il tipo di appoggio del piede a piedi scalzi: se neutro, supinante o pronante. In base al preesame propongo uno o più modelli. Ma non è finita: faccio salire la persona sul tapis roulant per vedere il suo movimento e solo allora capisco tra quelle selezionate quale sarà la scarpa giusta. Può essere un processo un po’ lungo, ma vi assicuro che questo permette di evitare problemi ai piedi e di migliorare la performance. Inoltre, ho un data base dove conservo una scheda per ogni cliente, così ho uno storico e so già su cosa puntare. Ricordate: una calzatura sbagliata può danneggiare le ginocchia, le anche e la schiena.

Quindi ci sono molti tipi di scarpe… 

Sì, così come ci sono molti tipi di atleti o amatori. Tra questi ultimi, per esempio, ci sono molti Over 60 e molti camminatori. Per loro ci sono scarpe con tipologie di allacciatura particolari, tipo BOA o Quicklace, agevolando la calzata. 

Penso inoltre ai molti appassionati di ‘natural running’, una nuova moda che viene dagli Stati Uniti che prevede il drop (il differenziale tra tacco e punta) zero, una tomaia leggera e senza stabilizzatori, sempre con uno spazio per le dita dei piedi maggiorato. E’ una scarpa che cambia la postura di chi la usa, il baricentro è arretrato e cambia l’attacco a terra, si lavora con l’avampiede per ottenere una maggiore spinta e un maggiore appoggio.

Cosa si può fare in presenza di problemi al piede o di appoggi sbagliati?

La giusta scarpa può aiutare moltissimo e, soprattutto, permette di continuare a praticare sport. Piedi piatti, talloniti e appoggi errati possono essere contenuti e corretti. Molto spesso una scarpa deve rispondere a richieste particolari, dopo una visita dal fisiatra o dal podologo. In questi casi, oltre alla scarpa, si può pensare anche a solette ergonomiche.

Quanto dura in media una scarpa? 

Il corridore ‘evoluto’ cambia la scarpa due volte l’anno o, comunque, ogni 8-900 chilometri percorsi. Un principiante può farlo ogni 1-2 anni, dipende dall’uso. Certo che non appena si capisce che la scarpa non ammortizza più, non dà più ritorno di energia al tallone e perde la spinta nell’avampiede, bisogna cambiarla. 

Si tratta di una spesa impegnativa?

Assolutamente no. Una buona scarpa può costare da 90 a 180 Euro. La scarpa in assoluto più costosa è un modello con la lamina, cioè la soletta, in carbonio: dà uno slancio incredibile e sono le tipologie A1/A2. Costa oltre 200 euro. 

Per correre bene è sufficiente una buona scarpa?

Aiuta, ma non basta. Servono calze tecniche, che evitano gli attriti, strutturate a seconda dell’attività (camminata, corsa o trail), presentano una destra e una sinistra e hanno rinforzi per puntale e tallone. C’è poi l’abbigliamento tecnico: l’intimo, che deve essere in materiali sintetici, dal momento che quelli naturali come il cotone trattengono l’umidità, e che sono pensati per trattenere il calore e evitare gli attriti con la pelle. Non bisogna sottovalutare l’importanza di un buon intimo, perché crea il primo strato, un’intercapedine tra il corpo e l’abbigliamento esterno. Quindi, ci sono pantaloncini e magliette e, infine, il cosiddetto ‘terzo strato’, il gilet o la giacca a vento.

Tutto questo vale solo per gli agonisti?

Certo che no: correre, camminare veloci o fare trail non è più solo una faccenda da professionisti. Il Covid ha spinto moltissime persone ad appassionarsi a queste attività, le uniche che permettevano di uscire in periodo di Lockdown, persone che fanno il ‘corri-cammina’ e che piano piano si rendono conto di quanto questo tipo di movimento faccia bene. Ma penso anche a chi si è rivolto al Nordic Walking, o, anche al Retrorunning. Per tutti loro indossare la scarpa giusta e indossare un abbigliamento tecnico è fondamentale.

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Running Innovation
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