
Kyoto Kai Cittadella, da oltre 50 anni l'amore per il Judo
Roberto Turetta
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Era il 1964 quando il judo fu ammesso tra le discipline olimpiche. Solo sei anni dopo sarebbe nata a Padova una società che ne avrebbe portato avanti lo spirito e gli obiettivi, tesserando decine e decine di atleti e permettendo loro di praticare. Dal 1993 la sua nuova sede è a Cittadella.
E’ la Kyoto Judo Kai che nei quasi trent’anni di attività nell’Alta Padovana è diventata un riferimento nel territorio per chi si vuole avvicinare a questa arte marziale. Questo grazie alla continuità dell’offerta sportiva, a un insegnamento che si avvale della collaborazione degli allievi avanzati, nonché a numerosi e prestigiosi risultati ottenuti nelle competizioni.
Dopo lo stop forzato imposto dal Covid, perlomeno per le lezioni per bambini e ragazzi, è pronta a ripartire per la stagione 2021/22.
"Lunedì 20 settembre ricominciamo con tutti i corsi, il lunedì e il giovedì –spiega Diego Lancini, storico presidente fino al 2010, tuttora nel gruppo dirigente - Finora avevamo solo anticipato gli allenamenti all’aperto per gli agonisti, ma da lunedì il tatami sarà nuovamente allestito per tutti". La speranza sua, del presidente in carica Diego Ferrari e di tutti gli altri istruttori, è di portare in palestra almeno una cinquantina di praticanti. Un obiettivo a portata di mano: prima del Covid la società contava 60 iscritti e aveva toccato negli anni anche quota 80.
“Non è facile dopo un’interruzione così lunga, ma ci proviamo – continua - Inoltre c’è da far proseguire il cammino degli agonisti: il 2 ottobre partono le qualificazioni dei campionati italiani under 18. Puntiamo su Eros Ferronato e Niccolò Crepaldi, rispettivamente oro al Campionato nazionale Libertas 2019 e Città di Jesolo 2019; su Emma Frasson, vincitrice del Trofeo nazionale Città di Montebelluna 2019 (ma il palmarès è molto più ampio), oltre che su molte altre giovanissime promesse”. Lancini di crescita ne sa qualcosa: “Oggi ho 52 anni e ho iniziato a praticare a nove anni. Mi sono innamorato di questo sport dopo aver visto le competizioni in tv. Non ho più smesso. Per me judo è crescita personale, disciplina e autocontrollo, stimolo a superare i propri limiti. E a livello fisico sudore, coordinazione, continuità. Tutti valori che ho sempre cercato di trasmettere ai miei allievi”. E come lui gli altri insegnanti.
Lancini è stato il principale artefice del trasferimento nell’Alta. “C’erano poche scuole per questo sport, la nostra fu fondata da un maestro di origini dalmate, Mario Amilic. Quando ci fu lo sfratto dalla vecchia palestra, nel ’92, ci spostammo prima a San Giorgio in Bosco e l’anno successivo a Cittadella. C’erano tanti atleti della zona e poteva partire una nuova avventura”. Che è proseguita. “Nonostante quello che abbiamo appena passato, contiamo di crescere come strutture e iscrizioni. Magari non nell’immediato futuro, ma le condizioni ci sono”.
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