Hockey Su Prato, a Grantorto la voglia di tornare in A2

14 Agosto 2021 - 13:53
Roberto Turetta
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Roberto Turetta

L’Us Grantorto Hockey Club riparte dalla conferma del suo presidente Emanuele Carraro e dalla voglia di tornare in A2. La società di hockey su prato, unica di questa disciplina nel Padovano assieme a un’altra di Casale di Scodosia, vuole lasciarsi alle spalle i problemi della pandemia, che hanno portato non solo all’impossibilità di allenarsi, ma anche a un calo generale delle iscrizioni.

"La pandemia ha avuto conseguenze npn indifferenti sul nostro settore giovanile: prima dell’irruzione del Covid avevamo 42 tra bambini e ragazzi iscritti, ora sono una decina di meno –spiega Carraro - Anche la prima squadra ne ha risentito, per fortuna in maniera più lieve, per cui riuscirà a disputare un altro campionato, con la speranza di un ritorno in quella categoria superiore che manca da quattro anni - continua - Questa volta tra l’altro si riparte con le ristrettezze finanziarie conseguenti alle misure sanitarie, in una disciplina sportiva che già richiede notevoli sforzi e spese. Realizzare un impianto per questo sport costa oltre 100mila euro, dal momento che richiede che tutto sia specifico. E poi ci sono le trasferte: con poco più di 3.500 tesserati su tutto il territorio nazionale, ci sono pochissime squadre; 4-5 nella nostra Regione. Il che ci obbliga a disputare partite quasi sempre molto lontano, in Liguria e Piemonte per esempio, a differenza di quanto avviene in altre varietà di hockey. E restiamo a livello dilettantistico".

Nonostante le difficoltà, la passione di Carraro e del gruppo dirigente resta molto grande. Del resto portano avanti questa società da ben 35 anni. "All’epoca si voleva offrire un’attività sportiva alternativa ai soliti calcio e pallavolo –racconta Carraro - Degli appassionati del posto della versione su prato si misero in contatto con il Cus Padova e nel 1996 nacque l’Hockey Club Grantorto. All’inizio destò l’interesse di molti: te lo fanno amare soprattutto la fisicità e il fair play, uniti all’abilità di saper usare una mazza, al di là di qualche analogia con il calcio. Io stesso l’ho praticato fin da ragazzo. C’era addirittura una prima squadra femminile fino ai primi anni ‘90. Poi la concorrenza di altri sport e il bacino d’utenza ridotto, visto che siamo in un piccolo paese di provincia con al massimo qualche atleta dai Comuni limitrofi, ha limitato le nuove iscrizioni. Ma non ci siamo mai fermati".

La ricetta per ricostruire il settore giovanile è coinvolgere le scuole con lezioni gratuite. Da sempre la società è attiva nelle scuole dell’obbligo, fondamentale per farsi conoscere e attirare l’interesse delle nuove generazioni. 

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