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Calcio Padova: Roberto Breda è il nuovo tecnico

26 Marzo 2026 - 11:17

 Giovanni Pellecchia

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Giovanni Pellecchia

Il Calcio Padova ha un nuovo allenatore: Roberto Breda “il maestro dei subentri”, come lo hanno ribattezzato i social.

Il tecnico biancoscudato, dopo aver tenuto all’Euganeo il suo primo allenamento alla squadra nel giorno precedente, è stato presentato alla stampa nella sede di Viale Nereo Rocco la tarda mattinata di mercoledì 25 marzo (nella pausa tra le due sedute di quel giorno, “a porte chiuse” come gli allenamenti che proseguono anche per le prossime due settimane).

Ha il compito (non facile) di sostituire Matteo Andreoletti. Artefice del ritorno del Biancoscudo in B, con la promozione ottenuta l’anno scorso nell’esaltante “testa a testa” con il Vicenza; ed ancor più, persona - prima che allenatore - amata dalla “piazza” e dai tifosi (specie gli ultras) che ha avuto il merito di far riavvicinare alla squadra: un anno e mezzo fa, allo Stadio Euganeo erano appena un migliaio le presenze che ora sono stabilmente intorno alle 8.000, ovvero sold out (per quanto ammette la limitata capienza).
E non a caso, a margine anzi prima, della conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore, il presidente Francesco Peghin ed il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli hanno ritenuto doveroso ringraziare il suo predecessore chiarendo le motivazioni che sabato, a ridosso della sconfitta interna con il Palermo, hanno portato al suo esonero (ed un silenzio stampa sui generis indetto dalla società).

Chi è Roberto Breda

Il 56enne tecnico trevigiano (originario di Villorba, è nato il 21 ottobre 1969) e residente a Bassano del Grappa, è stato da calciatore un buon centrocampista “di qualità”: 43 gare in A (2 reti); 276 presenze in B (10 reti); altre 40 in C1 (più 2 in C2).

Una carriera iniziata alla Sampdoria dove, prima di esordire in Serie A, era approdato giovanissimo, ha conseguito il diploma di ragioniere e conosciuto la moglie Raffaella (con cui ha avuto 2 figli). Ma che, proseguita in altre “piazze” importanti (Udinese, Genoa e Parma), si è legata “a doppio filo” con Salerno e la Salernitana: nella città campana, infatti, ha sia giocato divenendo una “icona” (230 presenze, capitano della squadra che nel 1998 conquistò la serie A), sia allenato in due riprese: la più recente nello scorso campionato, quando vi ha fatto ritorno dopo 14 anni subentrando nel gennaio 2025, ma è stato poi sollevato dall’incarico il 7 aprile (12 punti in 12 giornate, squadra penultima). A Salerno è stato assessore allo sport nel terzo mandato dell’ex sindaco Vincenzo De Luca.

Prima di approdare sulla panchina del Padova, aveva allenato: Reggina, Vicenza (stagione 2012-13, esonerato con la squadra terzultima), Latina, Ternana, Virtus Entella, Perugia, Livorno, Pescara ed Ascoli. E’ dunque un tecnico esperto della serie cadetta oltre che, come ricordato, un “maestro dei subentri”.

Il suo pensiero

Esperienza. «Ringrazio per l’opportunità. Questa categoria la conosco abbastanza bene (ha alle spalle oltre 300 panchine, ndr). Tutto quello che faccio è sempre focalizzato sulla Serie B: da fuori, tra l’altro, puoi analizzare obiettivamente. Dall’Empoli (12. con 36 punti due più dei biancoscudati, ndr) a scendere siamo tutte coinvolte nella lotta salvezza».

Ed intervistato poi dalle televisioni, precisa: «Questo, per la verità, è un campionato un po’ anomalo: perché, negli anni passati, capitava che di questi tempi almeno due squadre avessero già staccato la spina…»

Pesante eredità. «Il Padova lo scorso anno era una squadra “da vedere” ed ammirare: che si faceva rispettare. Quando vinci i campionati, entri nella storia della squadra. E so il rapporto che Andreoletti aveva con i tifosi. Ma tutti quelli che lavorano per il Padova, quindi lui compreso, vogliono che la sua squadra si salvi. Il direttore mi ha scelto e io devo cercare di sbagliare il meno possibile. Il contratto scade il 30 giugno: l’opzione (per il rinnovo, ndr) voglio conquistarla sul campo con i risultati».

Gruppo e squadra. «Quando mi è stato prospettato di allenare il Padova, ho fatto un’analisi da tutti i punti di vista, e valutato che è una squadra con dei valori. Con margini di crescita. Il margine di errore, però, è molto limitato: sta a me ed al mio staff togliere confusione, lavorare su cose concrete e su alcuni principi. E’ una bella sfida ed una grande responsabilità. Al di là delle chiacchiere, ci vogliono i punti: sono sei finali, certo, ma dobbiamo ragionare una partita alla volta per ottenere il massimo da ciascuna gara. Senza fare una tabellina, che toglie e distoglie energie».

Modulo. «Ci sono due tipi di allenatori: uno come Sarri (tecnico della Lazio, ndr) che ha il suo modulo prediletto; ed un altro magari più adattabile. Rispettando le caratteristiche principali del gruppo, si agevola la squadra: ho giocato con vari moduli. Questo è un mini campionato: dobbiamo cercare di capire, nel minor tempo possibile, cosa possa essere meglio per il gruppo: conosco diversi giocatori, per averli affrontati o allenati. Ed avere una settimana in più aiuta a cucire un “vestito su misura”. A prescindere dal modulo e dai numeri, la differenza può farla il baricentro: andare a prendere gli avversari alti o bassi. Per me, comunque, comandano le qualità dei giocatori più forti ed efficaci per la squadra. Sergente di ferro? Io parlo tranquillo, da giocatore non mi piacevano gli allenatori che urlavano o dicevano di tirare fuori le p... Non sbraito contro nessuno per un errore, anche se sotto porta. Diverso se si tratta di un errore di concetto: sui principi che ci siamo dati».

Il “Papu”. «Viene da un infortunio ed ha voglia di dare una mano: bisogna capire se è pronto subito. Ha dato massima disponibilità, come tutti del resto. I giocatori devono avere tre caratteristiche: 1) personalità; 2) qualità, lui che è campione del Mondo in entrambe non teme rivali; 3) gamba.
Devo essere “aperto” a tutti. Certo: la nostra deve essere una squadra che corre; ma è pure vero che Papu non deve correre come un ragazzo di 20 anni…».

Esperienze: positive e negative. «So di dover dimostrare qualcosa, nel calcio nulla ti è dovuto. Ed è una rivalsa mia personale. Ho una grandissima voglia di dimenticare l’anno scorso a Salerno: lì è praticamente “casa mia”. Non è stato un discorso di campo ma, condizionato dall’ambiente, non sono stato concentrato e ero poco lucido».

Fuori dalla conferenza stampa (come si vede nel video), ricorda l’altra precedente esperienza vicino casa: a Vicenza, “anno un po’ particolare”.

Calcio Padova, una “maledizione” chiamata promozione

Nella storia recente del Calcio Padova, Matteo Andreoletti è solo l’ultimo di una serie di allenatori che, dopo aver vinto il campionato, vengono esonerati l’anno seguente. Intanto, sono saliti a 15 gli esoneri nella serie cadetta di questa stagione.

Bisogna risalire ad oltre trent’anni fa, infatti, addirittura a Mauro Sandreani (con il fido Gino Stacchini al suo fianco): che nella stagione 1994-95, dopo la storica promozione in Serie A, restò in panchina nonostante zero vittorie nelle prime quattro giornate (il primo punto a Napoli la domenica dopo, pareggio 3-3 rimontando dal 3-1); e condusse la squadra alla salvezza nell’epico spareggio di Cesena contro il Genoa.

Tendenza che si teneva negli anni ’80: con Mario Caciagli, promosso in C1 nella stagione 1980-81 in cui subentrò dalla 8. giornata a Mammì (il Padova di “Cina” Pezzato, 16 reti); ed anche con Adriano Buffoni, salito in B in quella 1986-87. Ma abbandonata dal 2000.

Nella stagione 2000-2001 il Padova, guidato da Franco Varrella in panchina e Felice Centofanti in campo, è promosso vincendo la C2 (Girone A). L’anno dopo in C1, il tecnico viene esonerato dopo la 10. giornata: subentra Pierluigi Frosio, che chiude al 9° posto.

Particolare l’intreccio con la prima squadra di Carlo Sabatini attuale responsabile del settore giovanile: la stagione 2008-2009 in C1, dopo essere subentrato in quella precedente, parte alla guida ma viene esonerato dopo la 21. Giornata e subentra per cinque gare Attilio Tesser (22.-26.); richiamato, Sabatini chiude la stagione al 4° posto e, soprattutto, ottiene nei play off la promozione battendo in finale la Pro Patria (0-0 in casa, 2-1 in trasferta con doppietta di Totò Di Nardo). Sorte analoga la stagione seguente: partito alla guida in B, dopo un buon inizio viene esonerato alla 24. giornata (gli subentra Nello Di Costanzo, 25.-34.); richiamato, Sabatini termina la stagione al 19. posto guidando poi la squadra alla salvezza nei play out.

Stagione 2014-15, dieci anni fa. Il Padova, reduce da una retrocessione e dal fallimento societario, riparte dalla Serie D: come Società Sportiva Dilettantistica Biancoscudati Padova, a guida Giuseppe Bergamin e Roberto Bonetto.

In panchina, Carmine Parlato ottiene la promozione in Lega Pro con il record di successi (85 punti e 27 vittorie, superando le 21 del 1947-48). Nella stagione seguente, la società riacquista la sua denominazione Calcio Padova (assumendo per un periodo Biancoscudati SpA): il tecnico viene esonerato dopo la 13. giornata; gli subentra Giuseppe “Bepi” Pillon, che chiude 5°.

Promozione sul campo (1° nel Girone B), anzi “doppietta”vincendo la Supercoppa di Serie C, nella stagione 2017-18 per Pierpaolo Bisoli. Il tecnico romagnolo, però, l’anno dopo in B viene esonerato all’11. giornata: sarà richiamato dalla 19. alla 29. (tra la 12. e la 18. alla guida Claudio Foscarini), ma infine sollevato dall’incarico; subentra Matteo Centurioni (30.-34.), che chiude 18° e non evita la retrocessione.

Credits: Boggian LaPresse e Giovanni Pellecchia

 

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