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Cittadella Women, la fiaba calcistica interrotta e poi la continuazione a Padova

05 Febbraio 2026 - 12:03
Roberto Turetta
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Roberto Turetta

La ripartenza dopo oltre un anno di pausa, l’amalgama gioioso e il rullino di marcia impressionante di sole vittorie e tanti gol. Il Cittadella Women sembrava impersonare la classica fiaba calcistica fatta di gioie e grandi risultati, all’interno della categoria Eccellenza. Poi, però, il cumulo di debiti societari ha interrotto l’entusiasmo di tante ragazze e della maggior parte dei loro dirigenti, un grande gruppo di quasi 200 persone. Anche se la maggior parte ha potuto ripartire da altre realtà, il Padova Women e il Galliera, la ferita scotta ancora.

«Era così bello vederle giocare assieme, si era formata una squadra straordinaria basata sia sulle capacità individuali che sul duro lavoro di tre allenamenti alla settimana -sono le parole di Carlo Marinaro, il tecnico della prima squadra, passato con la grande maggioranza delle sue atlete al Padova-. In ogni caso, le teneva insieme soprattutto un sentimento di pura amicizia: si volevano davvero bene tra di loro».

L'avvio di stagione faceva ben sperare non solo per le roboanti vittorie, ma per la regolarità dei pagamenti. Il tutto, con l’obiettivo di centrare più promozioni consecutivi nell’arco di pochi anni. «Stipendi e rimborsi sono arrivati puntuali nei primi due mesi - continua Marinaro -. Ma poi la realtà societaria di Napoli, proprietaria della grande maggioranza del capitale, non ha più erogato alcun soldo. Ed è crollato tutto il palco: niente più pagamenti per nessuno e la presidente Zeudi Doris ha depositato la matricola; quindi il Il Comune di Tombolo ha revocato la concessione degli impianti».

Per fortuna, nel momento peggiore si è palesata una nuova opportunità per la grande maggioranza delle atlete e per i loro dirigenti. «Le ragazze erano svincolate dal 1° gennaio. Nel frattempo il Padova Women, dove più di qualcuna aveva militato in passato, si era ritrovato con una rosa ai minimi termini: si allenavano solo in sette». Il che ha facilitato il passaggio di massa.

«Ora il Padova Women, tra altri prestiti e cessioni, conta complessivamente 21 giocatrici, in gran parte provenienti dal Cittadella». Idem dicasi per Marinaro, ovviamente come primo allenatore.

«Mi piace allenare perché nello sport vedo prima di tutto una funzione educativa, io stesso sono insegnante di educazione fisica. Per quel che riguarda il calcio femminile, apprezzo molto la capacità di concentrazione delle calciatrici e l’impegno che profondono in generale. Questo, solo per praticare una passione e per stare assieme, visto che giocano gratis o con al massimo qualche rimborso: altro che cambio di casacca per ambizioni personali, come insinuava qualcuno! Il tutto in una disciplina che è diversa dalla versione maschile, caratterizzato più da duelli che dalla tattica e da ruoli cristallizzati. Ma che paga, nel contempo, l’assenza di professionismo in tutti gli ambiti, a partire dalle strutture sportive per poi proseguire con la disponibilità di personale tecnico».

Le calciatrici che hanno continuato con i colori biancoscudati sono sulla sua lunghezza d’onda, dopo la delusione esplicitata anche attraverso una lettera collettiva. E si fanno forza grazie all’affiatamento reciproco e all’amicizia.

Lo dice chiaramente la 30enne capocannoniere del torneo Marianna Fabbruccio. «Pareva un bel progetto, anche se qualche dubbio all’inizio ce l’avevo per chi c’era ai vertici. In ogni caso, conoscevo tante compagne di squadra avendo già praticato calcio con loro. Per cui mi ci sono lanciata. All'inizio tutto era meraviglioso. Poi, purtroppo, il crac». Per lei il calcio è una passione fin dall'infanzia. «Non è la mia professione, perché lavoro in un negozio di ortofrutta. Ma adoro questo sport fin da quando ero piccola e vedevo mio fratello praticarlo».

Una storia calcistica piuttosto simile a quella di un'altra titolare, Giorgia Michelon: «Quando mio fratello maggiore toccava la palla in casa, giocavo con lui: era il mio idolo e volevo seguire le sue orme. Ho iniziato dalla prima elementare a Lissaro di Mestrino, dove abito, per poi passare al Rubano femminile una volta che non potevo più essere tesserata per squadre miste, al Padova e al Vicenza in serie C. Quindi il Cittadella, con un avvio favoloso, i problemi dopo tre mesi e la chiusura definitiva, che ha annullato tutto l’impegno profuso prima. Ma ci siamo ritrovate in massa al Padova, per fortuna. Il calcio per me resta un sogno e una passione, ma nella vita ho messo altro al centro: ora contro di laurearmi alla specialistica dopo la triennale in Scienze statistiche».

Prospettive diverse da un futuro nel calcio che non riduce l’impegno in campionato: ora le ragazze e le loro compagne di squadra in biancoscudato puntano ai playoff.

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