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Volteggio a cavallo: Oro mondiale “bis” per la coppia Rebecca Greggio e Davide Zanella

30 Aprile 2025 - 08:42
Giovanni Pellecchia
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Giovanni Pellecchia

La coppia formata da Rebecca Greggio e Davide Zanella nel volteggio a cavallo ha confermato la sua eccellenza:
nella finale del Pas-de-Deux di Coppa del Mondo, gara a coppie disputata a Basilea (Svizzera), hanno ri-vinto a distanza di un anno la medaglia d’oro. Medaglia, la decima per la “spedizione azzurra” nella FEI Vaulting World Cup Final, che conferma i due atleti della provincia di Padova tra le migliori coppie internazionali.

Rebecca Greggio ha 24 anni (nata ad Abano Terme il 25 giugno 2000) ed è iscritta alla Facoltà di Economia.
Davide Zanella, due anni più grande (nato a Camposampiero il 2 aprile 1998), studa invece Filosofia.
Hanno cominciato a volteggiare, rispettivamente, a 11 e 13 anni. E gareggiano insieme dal 2021, avendo trovato da subito un'ottima intesa: terzi ai Mondiali del 2022 in Danimarca; erano già stati selezionati per la Coppa del Mondo del 2023 negli Stati Uniti (a causa un cavillo burocratico, però, non vi hanno potuto partecipare). Ora, per due anni di fila, si sono aggiudicati la Coppa del Mondo a Basilea.
Sono tesserati e si allenano al Centro Volteggio “I Prati” di Vigonza, la cui anima è la tecnica federale e longeur (= dal nome della corda, longe, utilizzata per fare girare in cerchio il cavallo) Claudia Petersohn: seguiti, però, da un lavoro di equipe con il preparatore atletico Emanuele Righetto (che cura anche la parte tecnica) e con Lorenzo Lupacchini (che si occupa della ginnastica artistica e della gestualità).

La gara
Domenica 6 aprile nella loro performance sono stati perfetti, dominando in sella al loro fidato Orlando Tancredi (un grigio italiano di 14 anni), anche il secondo ‘freestest’ dopo aver vinto con ampio margine il ‘round 1’ del giorno prima: hanno ottenuto così una media nei due freestyle di 8.742 che li ha proiettati, a distanza di un anno, ancora sul gradino più alto del podio mondiale. Già nel 2024, infatti, il binomio Greggio – Zanella aveva vinto questa gara.

Alla St. Jakobshalle di Basilea Davide Zanella, sempre in sella ad Orlando Tancredi, ha gareggiato anche a livello individuale. Nonostante una prestazione di rilievo, ha chiuso al 4° posto con un po’ di rammarico: la medaglia di bronzo è sfumata per soli 20 centesimi di punto; negli esercizi tecnici del giorno prima aveva ottenuto il secondo punteggio (e la valutazione artistica degli esercizi sempre superiore a nove).

«C’è una gioia infinita – evidenzia Rebecca Greggio - Per noi è stato ancora più emozionante vincere nella stessa arena in cui ci hanno incoronati per la prima volta l’anno scorso. È stata un’emozione incredibile. Anche perché il Campionato del Mondo di Berna a luglio non era andato bene come ci aspettavamo… Orlando Tancredi, il cavallo, nell’ultima manche era bellissimo, un violino. Durante la prima era un po teso, per questo abbiamo dovuto riadattare un pochino il programma libero. L’arena non era facilissima: era tutto buio, con solo la luce ad occhio di bue puntata. Ma nell’ultima manche ha lavorato veramente bene».
«Dal mio punto di vista – rivela – farsi aspettative, a volte, è dannoso. A Berna era andata così… Avevamo vinto la nostra prima Coppa del Mondo pochi mesi prima e questo, secondo me, ha un po’ sovraccaricato tutti. Questa volta, abbiamo spostato il focus sul cercare di viverci il momento. Essendo campioni uscenti, sapevamo che saremmo stati convocati a questa finale: la nostra preparazione è iniziata subito dopo il Campionato del mondo di Berna; ci siamo presi un attimo di pausa, poi abbiamo spostato il focus (ci siamo detti: “non si guarda al passato, si guarda avanti”). E già da settembre abbiamo iniziato a preparare la Coppa del Mondo».

Davide è arrivato quarto nell’individuale maschile: «C’è un po’ di amaro in bocca, per aver sfiorato il podio - continua Rebecca -. Mi è dispiaciuto molto. Noi ci alleniamo sempre insieme, sia come Pas de Deux che come individuali: quando lui scende in campo, è come se ci fosse un “pezzo di me” lì dentro con lui. Dopo la prima manche era secondo, speravo riuscisse a tenere la posizione. Forse si è fatto prendere dall’emotività. Era un risultato inaspettato: noi, in realtà, abbiamo un altro cavallo per l’individuale, ma Davide ha preferito partecipare anche in quella gara su Orlando, in modo da fargli vedere l’arena prima del Pas de Deux. Era partito molto tranquillo, senza aspettative: quando ha visto quel secondo posto, invece, vuoi per inesperienza o per emotività, è scivolato al quarto».

«Questa è una di quelle gare che segnano un prima e un dopo nella carriera di un atleta – aveva già evidenziato Davide Zanella, dopo la vittoria dell’anno scorso - È il sogno che sia Rebecca che io abbiamo coltivato fin da quando eravamo praticamente bambini: dopo aver dedicato così tanto tempo, impegno e fatica all’idea di raggiungere questo traguardo... è difficile realizzare, nel giro di pochi giorni, che effettivamente è stato raggiunto!».
Rebecca ha detto che, tra voi, c’è intesa totale e assoluta. «Certo, assolutamente. Abbiamo la stessa visione delle cose, dello sport, della vita: condividiamo gli stessi obiettivi, siamo in perfetta sintonia. Ma soprattutto, cosa essenziale per poter far funzionare quello che facciamo, condividiamo al 100% la metodologia di lavoro. E non è una cosa di poco conto. Siamo entrambi molto perfezionisti, il che ci porta a lavorare insieme con grande profitto».

«Nel volteggio, ci sono tre tipi di esercizio – spiega -: individuale; di squadra; e Pas de Deux. Nell’individuale, si è da soli quindi il rapporto è con se stessi. In squadra, si è in sei: si può andare d’accordo più con uno e meno con un altro. Nel Pas de Deux, si è in due: se non si lavora bene insieme, non funziona. Non può funzionare. Un istruttore non può dire: “Ho questi due ragazzi bravi, mettiamoli insieme; tutto andrà per il meglio…”. Presupposto di partenza è che abbiano voglia di lavorare insieme e condividano gli stessi obiettivi.
Sento di avere anche una grande responsabilità. Sono io che porto lei, dunque devo essere pronto a gestire un possibile imprevisto: lei è in aria, non può far niente. Se dovesse verificarsi una caduta, devo pensare a metterla in salvo. Si tratterebbe di una reazione istintiva, automatica, direi innata: a fronte del rischio di una caduta, non c’è tempo di pensare ma solo di agire. Credo sia questa la ragione per cui Rebecca si fida di me: sa che io penso prima di tutto a lei, poi a me».

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