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Pallamano Mestrino, la piccola eccellenza locale verso il ritorno alla massima serie

03 Febbraio 2025 - 15:23
Roberto Turetta
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Roberto Turetta

A Mestrino la pallamano, soprattutto al femminile, contende la palma di sport più praticato e radicato alle altre discipline.

Con 150 tesserati sia maschi che femmine, una storia partita nel 2007 (ma che continua una precedente tradizione), soprattutto tanti risultati, la PallamanoMestrino costituisce un'eccellenza sportiva padovana e veneta. In particolare, fa ben sperare il fatto che la prima squadra, solo al femminile, sia campione d'inverno nel serie A2. Con risultati confermati anche nelle ultime gare.

«Le ragazze ci stanno dando e ci hanno dato delle belle soddisfazioni –spiega il direttore sportivo Paolo Moretti, tra i fondatori della società assieme all’attuale presidente Mario Turato–. Avevamo deciso di creare questa realtà perché le nostre figlie praticavano già questo sport. Abbiamo messo assieme una compagine di ragazze, a cui si sarebbero aggiunte nel tempo nuove squadre giovanili di entrambi i generi. Oltre alla presenza in A1 e al fatto di aver disputato più volte le Coppe europee grazie ai nostri piazzamenti, abbiamo ottenuto 11 titoli giovanili nazionali e cinque di beach handball. Non solo. Abbiamo fornito più di qualche giocatrice alla nazionale azzurra, da Giovanna Lucarini a Irene Stefanelli, da Angela Cappellaro a Irene Fanton».  

Ma come è stato possibile arrivare a questi risultati in uno sport ancora di nicchia in Italia? «Lo abbiamo promosso a lungo nelle scuole e i risultati in termini di tesseramento sono arrivati –continua Moretti-. Del resto, si tratta di una disciplina molto coinvolgente, che stimola tutti i muscoli e obbliga pure a ragionare in velocità. E’ caratterizzata da una forte intensità, tanto da risultare il terzo sport di squadra con facilità di contatto dopo l’hockey su ghiaccio e il rugby. E per crescere occorrono tanta passione e costanza, da noi si fanno fino a cinque allenamenti a settimana».

La caratteristica di questo sport è di mescolare le regole del calcio con quelle del basket, mettendo assieme due squadre di sette giocatori/giocatrici ciascuna in un campo di 40 metri per 20; vince, ovviamente, chi segna di più degli avversari, con la possibilità di utilizzare sostituzioni a rotazione tra le nove presenze in panchina.

«Nel nostro Paese non si è mai affermato pienamente, perlomeno non come nel Nord Europa o in Francia dove risulta una disciplina agonistica diprima fascia. In tutto il suolo italico abbiamo solo circa 20mila tesserati. Se non altro nel Veneto siamo messi meglio, con una quarantina di società».

Questa rarefazione comporta comunque trasferte impegnative, soprattutto se si gioca ad alti livelli: non a caso le ragazze della prima squadra si sono conquistate il titolo di campionesse d’inverno a Nuoro, in Sardegna.

«Non è facile, in alcuni casi non abbiamo potuto dare continuità a certi livelli proprio perché non avevamo i fondi necessari . continua -. Ma andiamo avanti, guardando sempre al futuro. E cerchiamo, nel contempo, di far crescere sempre più il movimento della pallamano, ma anche il suo pubblico. Le partite possono essere molto avvincenti e dal vivo rendono molto di più che in televisione».

E, a proposito di tv, gli impianti siti nella frazione Lissaro, che ospitano le gare ufficiali, sono stati usati dalla nazionale in diretta nazionale. «Era Italia-Danimarca nel 2011 - conclude - e c’era Rai Sport».

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